
Giovanni, studente fuorisede a Perugia non riesce ad avere la borsa di studio senza un regolare contratto d'affitto
Come per i romanzi, anche in materia di affitti c’è un genere che va molto forte: il “noir”. D’altronde, di mezzo c’è sempre il crimine, anche se – diciamoci la verità – nel sentire comune di molti italiani e anche di molti giovani, questo tipo di attività illegale non viene percepita come un vero reato, ma piuttosto come una “furberia” o un piccolo stratagemma per risparmiare.
Prendiamo uno studente fuorisede come Giovanni, che viene dalla Basilicata per studiare Scienze Politiche a Perugia. Al suo arrivo nel capoluogo umbro, nel 2002, sa di poter contare su una borsa di studio garantita dall’Adisu (Agenzia per il diritto allo studio universitario) che offre un contributo significativo (2.800 euro all’anno + mensa gratuita). Contributo che dovrebbe permettere di coprire buona parte delle spese per l’affitto di un alloggio. Il problema però è che per poter accedere al contributo bisogna dimostrare di aver preso una casa (o una stanza) in affitto in città, ovvero serve un regolare contratto di locazione. E qui il meccanismo si inceppa: “Trovare abitazioni per cui i proprietari siano disposti a firmare un normalissimo contratto può risultare molto difficile – spiega Giovanni – addirittura scoraggiante e frustrante a lungo andare”.
E infatti per lui la soluzione al problema non è stata quella attesa, ovvero siglare un regolare contratto d’affitto. “All’inizio – continua lo studente lucano – sono rimasto fregato. Avendo una stanza in nero (peraltro in una ‘casa’ che sembrava piuttosto un bungalow, con la muffa alle pareti e in condizioni davvero pietose), risultavo addirittura pendolare dalla Basilicata all’Umbria, perdendo così una parte consistente della borsa di studio. Poi – racconta ancora Giovanni – mi sono spostato e ho trovato un proprietario particolarmente ingegnoso (non a caso era un ingegnere) che mi ha risolto il problema alla sua maniera: io pagavo 200 euro, ma da contratto risultava che ne pagassi 35, così lui versava pochissime tasse, ma io almeno potevo avere il mio contributo”.
In otto anni Giovanni ha cambiato 5 case a Perugia, pagando tra i 200 e i 250 euro per una stanza, quindi relativamente poco rispetto alla media, che, almeno nel centro storico, si aggira intorno ai 300-350 euro per una stanza singola e questo dopo un notevole ribasso negli ultimi anni. Solo in un caso su cinque però Giovanni ha trovato una proprietaria disposta a fargli un regolare contratto di affitto, che riportasse la cifra realmente percepita dal locatore.
La storia più positiva la trovi dove meno te l’aspetti. E’ quella di Muccedin, arrivato in Italia all’età di 30 anni, nel 2005. Lui viene da Bingol, una città della Turchia orientale dove vivono molti curdi. Anche Muccedin è curdo, ragione per cui è dovuto andarsene dalla sua città, dove in più occasioni aveva subito vessazioni e minacce. Il suo percorso abitativo in Italia comincia molto dal basso: “All’inizio ho vissuto in una baracca, in mezzo ai campi nel viterbese, dove mio cugino lavorava per un’azienda agricola – spiega il giovane curdo – Sono rimasto tre mesi in questo buco per poi trasferirmi a casa di un altro connazionale, dopo aver avviato le pratiche per la richiesta di asilo politico”. E’ proprio la sua domanda di protezione a portarlo a Perugia, nel centro di prima accoglienza per richiedenti asilo dove resterà oltre un anno in attesa di una risposta. Poi, quando il permesso per “motivi umanitari” gli viene concesso, nel 2006, Muccedin può iscriversi alla facoltà di Ingegneria ottenendo così il diritto ad una borsa di studio e un posto letto nello studentato di Ferro di Cavallo alla periferia di Perugia. Qui divide una stanza con un altro studente di Ingegnera, Vahid, che viene dall’Iran, mentre il bagno e la cucina sono in comune con gli altri ospiti della struttura.
Passano 3 anni e finito il corso di studi arriva il momento di lasciare lo studentato. Passaggio delicato: bisogna cercare una casa. Muccedin e Vahid, nel settembre 2009, decidono di farlo insieme.
Ora, specie di questi tempi, trovare una sistemazione dignitosa ad un prezzo equo in Italia per un curdo e un iraniano non è certamente cosa semplice. E Muccedin lo sa bene, perché suo cugino, curdo come lui, non riesce da anni a trovare un alloggio proprio per colpa della sua provenienza. Lui però ha un grosso vantaggio: nel 2007 è riuscito con successo ad avviare un’attività commerciale. Ha aperto un ‘kebab shop’ nel centro di Perugia che funziona e gli garantisce una certa solidità economica. E questo, ovviamente, fa la differenza.
Così i due “quasi laureandi” in ingegneria si rivolgono ad un’agenzia immobiliare. “La prima soluzione che ci è stata proposta non è stata affatto incoraggiante – racconta ancora Muccedin – Si trattava di un piccolo e buio bilocale al piano terra di Corso Garibaldi (una strada del centro di Perugia ad alta densità studentesca, ndr)”. Per questo “appartamento”, molto probabilmente un garage miracolosamente trasformato in abitazione grazie ad una ‘generosa’ legge regionale di qualche anno fa, il canone richiesto era di 450 euro al mese. I due studenti dicono no grazie.
Al secondo colpo però le cose vanno diversamente. L’appartamento proposto, che poi è quello in cui Muccedin vive attualmente, è in zona Sant’Erminio, non centralissima, ma nemmeno troppo fuori mano. E’ abbastanza grande, con due stanze da letto, un soggiorno, una cucina e un bagno. La cifra richiesta è di 550 euro e le spese condominiali sono incluse (anche il gas!). Per di più, c’è un regolare contratto di affitto da firmare. Difficile chiedere di meglio. E oggi, insieme a Muccedin e Vaihd è arrivato anche Ramazan, il cugino che non riusciva a trovare una sistemazione.