Le difficoltà che un giovane incontra nel percorso di realizzazione della propria autonomia sociale diventano spesso insormontabili di fronte al problema della casa. Difficoltà che aumentano a dismisura nei grandi centri urbani e nei periodi di crisi economica, come quello che stiamo attraversando in questi anni.
Persone che vivono nella famiglia d’origine per classi d’età
Le barriere che separano i giovani dalla accesso alla casa sono di diversa natura. Le locazioni, nella maggior parte dei casi, sono così alte da rappresentare una porzione troppo consistente dei bassi redditi, di norma precari, percepiti all’ingresso nel mondo del lavoro. La via di un prestito bancario, il classico mutuo dedicato all’acquisto di un immobile, risulta impraticabile soprattutto pensando alle future prospettive salariali.
Le retribuzioni dei giovani
Secondo dati IRES, raccolti nel 2006 e poi confermati nel 2009 da Banca Italia, circa il 60% dei giovani, sotto i 35 anni, guadagnano non più di 1000€ al mese, a cui si devono aggiungere un 13,2% di disoccupati, mentre la locazione media mensile, secondo il SUNIA, si aggira intorno a 750€ per i contratti in corso, e le richieste per la stipula dei nuovi contratti arrivano, in media, a 1.030€. La realtà si allontana incredibilmente dalla soglia del 25% indicata dalla CGIL come percentuale accettabile di reddito dedicata all’affitto della casa. Una percentuale, che, quando superata, rende evidentemente inaffrontabili tutte le altre spese di vita.
I canoni di locazione
Le soluzioni:
Incrementare il mercato degli affitti, in particolare quello a canone concordato, attraverso politiche fiscali che incentivino i proprietari di case a scegliere questa via e favoriscano l’emersione dell’affitto in nero.
La valorizzazione completa degli immobili di proprietà pubblica, ad esempio dei tanti enti, di cui frequentemente non possiedono una completa mappatura. Un patrimonio che troppo spesso viene svenduto, con grave danno per la collettività.
Lo sviluppo dell’esperienza dell’Agenzie per gli Affitti. Per una più efficace tutela sia degli inquilini che dei proprietari di casa attraverso appositi fondi di garanzia.
Combattere con efficacia la piaga dell’affitto in nero, rafforzando i controlli e favorendo i percorsi di emersione.
Costruire un nuovo progetto nazionale di edilizia popolare abitativa che sappia tener conto delle differenti esigenze sociali, sia dei giovani, ma anche di anziani, migranti, studenti, lavoratori privilegiando l’utilizzo degli immobili già esistenti.



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Con tutto il rispetto ma sono 60 anni che i problemi sono gli stessi….
Se costruite 1900 case pubbliche all’anno come nel 2007 contro le 30.000 inglesi e 70.000 francesi direi che non ci siamo proprio.
Proporre di costruire 10.000 case pubbliche all’anno per i prossimi 5 anni non e’ una risposta e’ l’ennesimo sistema per ricattare il cittadino con la casa e il lavoro.
Vediamo di fare ste case e basta non e’ che c’e’ tanto altro da inventarsi per risolvere il problema.
Grazie e con rispetto
Pax